29-01-2016 - Salve a tutti, aggiornamento mattutino mirato a definire meglio quanto prospettato dai modelli per l’inizio del mese di Febbraio, che risulta quanto mai interessante e da non sottovalutare, sebbene molte imprecisioni ed esagerazioni stiano circolando in rete, soprattutto in merito alle conseguenze che la grande dinamicità stratosferica potrebbe avere ai piani inferiori. Con il trascorrere delle emissioni però, appare sempre più palese la notevole instabilizzazione del VP alle quote troposferiche, sicuramente influenzato dalle sorti stratosferiche o comunque, in ogni caso, non più soggiogato dalla notevole potenza del VPS.
Andiamo per gradi, ci attendono ancora giorni molto miti, quasi primaverili e anzi, il picco della fase calda potrebbe essere raggiunto proprio nei prossimi giorni, nei riparleremo nel nowcasting.
A partire dai primi giorni di Febbraio però, le cose cambieranno. L’anticiclone delle Aleutine inizierà a effettuare una pulsazione in Artico, fino ad isolare una cellula in Artico (fig.1).
fig.1
Apparentemente, tale manovra, non presentando una collaborazione da parte della corrispondente onda Atlantica (wave 2 azzorriana) potrebbe sembrare improduttiva; ma non è così. Lo sbilanciamento nella distribuzione dei nuclei di vorticità del VP spingerà infatti un lobo del VPT stesso verso il comparto europeo innescando saccature sempre più intense e approfondite anche nel Mediterraneo. In tal senso, l’anticiclone delle Azzorre, almeno in questa fase, fungerà da scivolo per il corridoio perturbato atlantico, inviando impulsi instabili in serie verso le nostre regioni.
In fig.1 si vede come, dopo un rapido peggioramento nella penisola, in data 6 Febbraio ne stia arrivando un altro molto più intenso, che dovrebbe produrre i massimi effetti nei giorni successivi (fig.2)
L’entrata più decisa di aria fredda nordatlantica, sebbene non freddissima, potrebbe già generare sorprese nevose nelle regioni del nord, in particolare del nordovest, dove la presenza di un probabile cuscino freddo (generato dal primo passaggio perturbato), potrebbe consentire la genesi di nevicate nella estremità occidentali della pianura Padana (fig.3).
fig.3
La fig.3 è solo indicativa, è impensabile avere un tale dettaglio ora, ma serve a rendere l’idea di quello che potrebbe succedere.
Ma i modelli vanno sempre migliorando. Secondo l’ultima emissione del modello americano, il continuo travaso di vorticità dal lobo canadese verso l’Europa, con indebolimento del primo, consentirebbe, infine, un risveglio dell’onda azzorriana e l’isolamento di una saccatura artica stazionaria nel Mediterraneo, con maltempo diffuso e nevicate a quote basse su molte regioni (fig.4).
fig.4
Davvero deciso lo split del lobo freddo artico nel Mediterraneo; sono carte da vero inverno, il classico inverno Mediterraneo nel senso migliore del termine. Da sottolineare come la colata artica potrebbe essere continuamente alimentata da nuclei “canadesi” spillati al VP, con l’anticiclone in Atlantico a separare le due strutture (fig.5).
fig.5
A quel punto la neve arriverebbe a quote basse anche al centro, con possibilità di nevicate in pianura al nord, in funzione delle caratteristiche dell’entrata della saccatura.
Ecco quindi realizzata, in parte, la previsione ipotizzata sulla base delle evidenze stratosferiche. Notevole la somiglianza con quanto previsto in stratosfera a inizio Febbraio (fig.6).
fig.6
Previsione oggi ripresa quasi perfettamente dal modello europeo in troposfera (fig.7).
fig.7
Ma le novità non finiscono qui; per la prima volta nel lungo termine stratosferico a 10 hPa (30 km) appare una chiara dinamica da split, foriera di evoluzioni davvero notevoli in molti casi, sebbene non sia mai scontata una corrispondenza (coupling) tra i due settori atmosferici (fig.8).
fig.8
Insomma, le carte consentono di sognare un finale invernale in grande stile, poi certamente dovremo fare i conti con numerose conferme in merito, ma i giochi sono aperti e nessuno è escluso al momento.
Ciao ciao……